Un noto giornalista televisivo diceva ‘La domanda sorge spontanea’ e la domanda che ci facciamo da un po’ di tempo è: ‘ Quanto la televisione influenza sulle decisioni della gente? ‘.

Sono molti e non solo la politica a chiederlo ma la risposta non è semplice, almeno non è così scontata come ad una prima analisi sembrerebbe. La TV da notizie no nozioni.

L’ immagine televisiva è già per sé stessa degna di autorità. La mente è più portata a credere in ciò che vede che in ciò che ascolta che comunque deve elaborare. Conta sempre meno che la TV -dica il vero- conta sempre di più che la TV nel suo insieme sia percepita come ‘vera’. Tutto questo è realtà in quegli stati dove vige un sistema totalitario e quindi un solo ‘editore’. Diverso è nelle nazioni dove c’è pluralismo ma sempre con le dovute ‘cautele’.

Veniamo quindi al tema l’Auditel, cioè lo strumento che ci dice quanti telespettatori seguono un programma. L’Auditel è sempre indice di garanzia, di matematica certezza e quindi di consenso verso quanto viene trasmesso, od oltre ai fini commerciali, per il quale è stato inventato, nasconde anche altri fini?

auditel

Vediamo più da vicino come funziona l’Auditel

Sono passati trentaquattro anni da quando Auditel entrò in funzione. Il primo campione era composto da appena 600 famiglie. Due anni dopo erano 2420, nel ’97 diventarono 5000. Il campione, rappresentativo della popolazione italiana con più di 4 anni, detto panel, è aumentato nel tempo: dalle poco più di 600 famiglie dei primi mesi successivi all’avvio delle rilevazioni, si è passati alle 2.420 famiglie del 1° gennaio 1989, alle 5.070 del 1° agosto 1997, si è arrivati alle attuali 15.520 famiglie.

In percentuale questo numero rappresenta lo spaccato sociale delle famiglie italiane formate da impiegati, operai, imprenditori commercianti ecc.

Ogni membro della famiglia deve segnalare la propria presenza davanti al televisore tramite un particolare telecomando: in questo modo il meter registra quale programma è visto e anche da chi è visto.

I numeri complessivi che misurano l’ascolto quotidiano evidenziano da una parte una frammentazione crescente dell’ascolto e dall’altra variazioni sensibili della platea televisiva complessiva: così, da gennaio di quest’anno ad aprile il primetime ha perso quasi 2 milioni di spettatori, scendendo da 27 milioni e 635 mila spettatori a 25 milioni e 989 mila, mentre il dato dell’intera giornata ha mostrato una flessione di 1,3 milioni.

L’Auditel di nuova generazione

L’Auditel di nuova generazione rileva gli ascolti globali, vale a dire tutte le modalità di fruizione del prodotto televisivo, TV tradizionale, satellitare, digitale, PC, smartphone, Tablet più il time shifted viewing, cioè la visione dei programmi in differita (vale a dire registrati, per esempio con My Sky) che secondo indagini recenti è un sistema utilizzato da circa il 36 per cento degli italiani (in Europa siamo al 50 per cento).

Sono 8.250.000 i telespettatori che mediamente seguono una delle tre reti Rai, di questi 3.508.000 hanno più di 65 anni pari al 40% gli altri 5.076.000 pari quasi al 56 % hanno oltre 55 anni. Soltanto 335.000 hanno una età compresa tra 15 e 24 anni pari al 4% per una durata media di 2 ore e 20 minuti al giorno.

Questi dati sono utili solo alla pubblicità oppure vengono ‘utilizzati’ anche per fini diversi da quello degli ascolti?
Ai posteri l’ardua sentenza.

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Fausto Sobrini

Giornalista esperto di lunga data, è iscritto all’albo dell’ordine dei giornalisti Lazio dal 1980.
Volto storico dell’emittente locale Rete Oro, dove attualmente conduce programmi di approfondimento che affrontano temi di attualità nel contesto sociale ed economico di Roma e della sua provincia. Vanta collaborazioni con Roma Channel e Sky.