In Europa il 40% dei giovani, compreso tra i 25n e i 34 anni, è laureato In Italia.  basti pensare che solo il 28% di giovani ha una laurea ed appena 21% nel Mezzogiorno. Tanto per fare dei numeri e “inquietanti” paragoni basta pensare alla Francia che può vantare il 47% dei suoi giovani laureati. Un problema questo che produce un duplice danno, quello relativo ai giovani che non possono sfruttare occasioni di lavoro più qualificate e retribuite e quello per la stessa collettività nazionale che si trova a produrre un prodotto meno qualificato e quindi economicamente meno produttivo.   Secondo gli ultimi rilevamenti negli ultimi 10 anni c’ è stato un calo d’iscrizione di oltre 40mila iscritti. Il calo più importante relativo ai nuovi iscritti è stato registrato nell’anno accademico 2013/14. Quello che ci deve fare più riflettere è il fatto che il decremento più significativo e vistoso delle immatricolazioni si è registrato nelle aree del Sud, dove la sfiducia nell’istituzione università e soprattutto le difficoltà per poterla raggiungere rappresentano un vero problema si pratico, messi di trasporto carenti ed estremamente obsoleti ed economici perché non tutti possono permettersi di studiare fuori della propria città o Regione….

In particolare, i laureati provengono per il 31,8% da famiglie della classe media, rispettivamente impiegatizia e autonoma, per il 22,4% da famiglie di più elevata estrazione sociale (ove i genitori sono imprenditori, liberi professionisti e dirigenti) e per il 21,8% da famiglie in cui i genitori svolgono professioni esecutive, operai ed impiegati. Il fatto che l’Italia ha il minor numero di laureati rispetto al resto dell’Europa si aggrava di un altro fatto estremamente sconcertante cioè quello che oltre la metà dei neolaureati cerca poi lavoro all’estero. La disponibilità a lavorare all’estero è dichiarata dal 47,3% dei laureati. Il 31,8%, inoltre, è addirittura pronto a trasferirsi in un altro continente. C’è poi da fare un’altra considerazione, la nostra è una popolazione che invecchia con tutte le conseguenze che questo comporta in termini di sviluppo economico e culturali. Una ripresa non solo economica del nostro Paese richiede necessariamente una ripresa della produttività che deve essere sempre più competitiva rispetto alle altre produzioni della globalizzazione che sicuramente possono contare su spinte più innovatrici e quindi ‘giovanili’. Siamo un Paese in decadenza non solo economica ma anche culturale stiamo perdendo la nostra identità.

università

Non abbiamo poi considerato che ci stiamo estinguendo anche e soprattutto da un punto di vista numerico. Siamo tra i popoli più vecchi del mondo con la natività più bassa. Tra qualche secolo si parlerà di noi italiani come noi oggi parliamo degli Etruschi, dei Sabini, dei Galli ecc. Speriamo che questa sia una considerazione troppo pessimista. Ai posteri l’ardua sentenza.

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Fausto Sobrini

Giornalista esperto di lunga data, è iscritto all’albo dell’ordine dei giornalisti Lazio dal 1980.
Volto storico dell’emittente locale Rete Oro, dove attualmente conduce programmi di approfondimento che affrontano temi di attualità nel contesto sociale ed economico di Roma e della sua provincia. Vanta collaborazioni con Roma Channel e Sky.