A cura di Redazione LA VOCE

Caduta parte dell’arco di Porta Maggiore/Piazzale Labicano a Roma. Intorno alle 6 e15 di questa mattina la Polizia Locale del I Gruppo Trevi è intervenuta per la caduta di una parte dell’arco di Porta Maggiore. Gli agenti hanno messo in sicurezza l’area e interdetto il passaggio pedonale sottostante. Sul posto i vigili del fuoco e pattuglie dei Gruppi Appio e Sapienza per agevolare la viabilità nell’area.
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La storia
Porta Maggiore è una delle porte nelle Mura aureliane di Roma. Si trova nel punto in cui convergevano otto degli undici acquedotti che portavano l’acqua alla città, nella zona che, per la vicinanza al vecchio tempio dedicato nel 477 a.C. alla dea Speranza (da non confondere con l’omonimo tempio più recente, inaugurato verso il 260 a.C. nell’area del Foro Olitorio), veniva chiamata ad Spem Veterem. Tutta l’area nelle vicinanze è ricca di reperti antichi: piccoli monumenti funebri, colombari, ipogei e, soprattutto, una “basilica sotterranea”. Fu costruita sotto l’imperatore Claudio nel 52 per consentire all’acquedotto Claudio di scavalcare le vie Praenestina e Labicana che si biforcavano dall’unica via che usciva dalla Porta Esquilina, e quindi costituiva una porzione monumentale dell’acquedotto stesso (come testimoniato dai canali visibili nella sezione dell’attico). È realizzata interamente in opera quadrata di travertino con i blocchi in bugnato rustico (non finito) secondo lo stile dell’epoca. È una grande unica struttura con due fornici, con finestre sui piloni, inserite in edicole con timpano e semicolonne di ordine corinzio. Il suo nome attuale non trova una giustificazione storica o logistica, ma sembra semplicemente derivato dall’uso che ne faceva normalmente il popolo romano, a motivo della sua grandiosità, o forse al fatto che da lì partivano due vie consolari romane e non, come nella maggior parte delle altre porte, una sola, oppure dalla relativa vicinanza della basilica di Santa Maria Maggiore. I due fornici permettevano il passaggio della via Labicana (a sinistra), oggi via Casilina, e della via Prenestina (a destra). L’attico è diviso da marcapiani in tre fasce. Le due superiori corrispondono ai canali degli acquedotti Anio Novus (il più alto) e Aqua Claudia.