A cura di Redazione Ore12

È morto Eugenio Scalfari. Il fondatore di Repubblica aveva 98 anni. Nato a Civitavecchia il 6 aprile del 1924, Scalfari è stato il primo direttore-manager dell’editoria italiana, padre de “L’Espresso” e “Repubblica”, testate nate praticamente dal nulla ma che in pochi anni non solo hanno raggiunto i vertici della diffusione e lasciato un’impronta indelebile.

Dopo la giovinezza a Sanremo, dove al liceo classico ebbe come compagno di banco Italo Calvino, inizia a scrivere su alcune riviste fasciste, per venire poi espulso perché aveva avuto il coraggio di scrivere alcuni articoli, proprio su queste testate, che chiamavano in causa gerarchi dell’epoca responsabili di probabilmente di illegalità nel corso della costruzione del quartiere Eur, nato per l’Expo di Roma del 1942, evento che non si fece mai per lo scoppio della guerra. Anche in quel caso Scalfari aveva avuto il coraggio di dire la sua. Meravigliose le prime righe del saluto della sua Repubblica: “Alla fine è arrivata, la Regina ha toccato il suo corpo esile, fragilissimo. E lui non s’è fatto trovare impreparato. Pochi come Eugenio Scalfari sono stati capaci di accogliere la morte con altrettanta vitalità. Fino agli ultimi giorni, prima di scivolare in una sorta di torpore, è stato vigile sul suo paesaggio mentale che andava acquistando profondità e colori diversi. E fino alla fine è rimasto un giornalista, un cronista curioso che ci raccontava la sua traversata vegliarda verso un pianeta a noi sconosciuto. «Papà hai paura della morte?», gli chiedono le figlie, Enrica e Donata, nell’ultimo splendido documentario Sentimental Journey. Lo sguardo arriva sereno, quasi non ci fosse bisogno del suo no fermo. Si muore desiderando, diceva. Desiderando di scrivere. Desiderando di amare. Desiderando di essere sempre nelle contraddizioni del mondo”.

Eugenio Scalfari

Il suo nome resterà indissolubilmente legato ai due giornali che ha fondato: il settimanale l’Espresso, nel 1955 insieme ad altri, e il quotidiano Repubblica nel 1976. Aveva cominciato la sua carriera, come detto,  in epoca fascista – periodo di cui dopo parlerà e scriverà molto come sottolinea Simonetta Fiori nel suo ricordo su Repubblica – scrivendo poi per il Mondo di Pannunzio e L’Europeo. Portò L’Espresso a diventare un fenomeno e una rivoluzione nel mondo del giornalismo italiano, e lo stesso fece anche con La Repubblica fondata nel 1976: “Insieme a Carlo Caracciolo, cercai dunque di realizzare un giornale che interpretasse le nuove esigenze della società civile. Non una «casa» di sinistra – come si è detto spesso –, ma un luogo abitato da persone di sinistra capaci di raccontare, con un linguaggio nuovo, le diseguaglianze e le ingiustizie che affliggevano l’Italia” disse ad Antonio Gnoli e Francesco Merlo nel libro confessione “Grand Hotel Scalfari”. Dopo essere rimasto alla direzione del giornale per decenni portandolo ai vertici e facendogli guadagnare il primato di quotidiano più venduto d’Italia, Eugenio Scalfari aveva lasciato il timone negli anni ’90 ma era rimasto tra i maggiori editorialisti italiani continuando a scrivere anche ben oltre i novanta anni. I lettori di Repubblica, infatti, per anni hanno potuto leggere la sua opinione sul Paese e i suoi cambiamenti ogni domenica, fino quasi alla fine. Scalfari è stato anche scrittore capace di spaziare dal saggio al romanzo,  politico e intellettuale liberaldemocratico di spicco.  Partecipò alla fondazione del Partito radicale ed è stato anche deputato per il Partito socialista italiano (1968-72), vicepresidente del Gruppo editoriale L’Espresso e insignito di prestigiose onorificenze, quali quella di cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana (1996) e di Chevalier de la Légion d’honneur (1999) dalla Repubblica francese. Alla famiglia ed ai colleghi de la Repubblica, i sentimenti di vicinanza della nostra direzione e redazione.