A cura di Giulia Ruas

Pietra miliare del nostro cinema d’autore che propone un felice equilibrio tra realismo poetico, decadentismo e Neorealismo. Grande alchimia tra i due protagonisti Massimo Girotti e Clara Calamai.

Il celeberrimo film “Ossessione” girato nel 1943 da Luchino Visconti e  liberamente ispirato al romanzo “Il postino suona sempre due volte” di James M. Cain,viene considerato, insieme a “I bambini ci guardano” e “4 passi fra le nuvole“, il film che segna la nascita del filone neorealista del cinema italiano. L’ambientazione, la forza espressiva e la carnalità delle scene passionali tra Girotti e la Calamai rompono con la tradizione retorica e formale del cinema italiano durante il fascismo. Dice Luchino Visconti in un’intervista del 1962 al settimanale L’Europeo: “Con Ossessione, venti anni fa, si parlò per la prima volta di Neorealismo”. Il film parla del vagabondo Gino Costa, che fermatosi presso un ristoro per viaggiatori nella bassa padana, diventa l’amante di Giovanna, moglie dell’ignaro Giuseppe, proprietario dello spaccio. Gino non sopportando a lungo questa situazione, propone alla donna di fuggire con lui. Giovanna rifiuta per paura di lasciare la sua casa natale, facendolo partire da solo per Ancona, città che lo attira per la presenza del porto, poiché Gino spera, imbarcandosi, di lasciarsi alle spalle la storia appena conclusa e di avere un’opportunità per iniziare una nuova vita.

Ma il destino fa il suo gioco…durante il viaggio Gino incontra lo Spagnolo un personaggio di rottura tra i due amanti che lo aiuta a dimenticarsi dell’amata. Fino a quando durante una fiera nella cittadina marchigiana Gino rincontra per caso Giovanna insieme al marito, che sono lì per partecipare ad un concorso canoro. I due ex amanti immediatamente ristabiliscono il loro legame e decidono di uccidere Giuseppe attraverso la simulazione di un incidente stradale.Dopo il delitto la storia tra i due amanti diventa tesa e degenera: Gino, schiacciato dal rimorso e dalla delusione di una vita che sente rubata, decide di allontanarsi, ma poi alla notizia che Giovanna è incinta di lui, cerca di fuggire con lei. Il film si conclude con la tragica morte di Giovanna in un incidente stradale, attraverso il quale la storia si ripete e l’arresto di Gino da parte della polizia.

Questa pellicola si basa sul costante intrecciarsi di personalità, comportamenti  e situazioni di immanenza e trascendenza, che durante lo svolgersi del film andranno intensificandosi e dissolvendosi a seconda dei personaggi, per poi confluire mescolandosi in un unico esito, guidato esclusivamente dal destino. Il termine trascendenza, antitetico al concetto di immanenza, deriva dal latino e in filosofia e teologia indica il carattere di una realtà concepita come ulteriore, “al di là” rispetto a questo mondo, al contrario l’immanenza viene definita come ciò che risiede nell’essere, ha in sé il proprio principio e fine e, facendo parte dell’essenza di un soggetto, non può avere un’esistenza da questo separata.

film ossessione

La fine del film, rappresenta una duplice morte, fisica e “spirituale”, il destino interviene tra  i due amanti a scompigliare i loro piani, ma  sarà anche una possibilità di rinascita per uno dei due. Ritroviamo questi due simboli, questi due stati mentali dell’animo, ovvero l’immanenza e la trascendenza nei “tre” protagonisti del film, Gino, Giovanna e lo Spagnolo. Giovanna esemplare per la sua immanenza, caratteristica di un forte atteggiamento fondato sulla fermezza e convinzione decisionale, dalla vita abituale, dalla brama di denaro e ricchezza, accompagnata costantemente dalla paura della solitudine, dell’abbandono, della povertà e dell’amore e totalmente estraniata sentimentalmente dalla figura del marito. Al contrario in Gino emerge un sentimento di trascendenza, alle volte intimamente pudico e nascosto e altre volte ardente, incontrastato e esibito pubblicamente.

Gino rappresentante principe di un sentimento di libertà desiderata, bramata ma alle volte ricacciata e disprezzata. Libertà arma affilata e pungente, lui così piccolo di fronte ad essa, come una piuma verrà trasportato e trascinato in un viaggio alla ricerca di sé stesso, di un sé interiore che alla fine raggiungerà, sfiorandolo per poi riperderlo con la morte di Giovanna alla fine del film. Sarà proprio la sua stessa libertà, sua cara amica e compagna di vita, che pian piano si manifesterà nella sua paura più grande e più profonda, fino a diventare un grande masso che lo farà cadere nell’oblio e nella disperazione di una mendace speranza di salvezza.

A metà fra i due vi è lo Spagnolo terzo protagonista del film, che anche se non troppo presente, rappresenta il perfetto coniugarsi degli altri due protagonisti, Gino e Giovanna. È esempio di spontaneità e di freschezza, dona e rappresenta sia l’affettuosità di cui ha bisogno Gino da parte di un “amico”, sia l’amore carnale, passionale, formato da desideri proibiti e nascosti. Lo Spagnolo è l’irrazionalità di un momento fugace e la brama della lussuria, le paure più pudiche e profonde, che giacciono nascoste nel profondo di tutti noi. Sarà proprio la continua, solitaria e infinita ricerca dell’amore e della libertà a far cambiare le prospettive e i comportamenti dei personaggi, i quali per tutto il film la rincorreranno, senza mai arrivare realmente a questi due valori, ma solo toccandoli per pochi istanti. Al tono generale del film, che predilige ambienti ristretti e atmosfere cupe e gravide di sentimenti, si contrappongono le immagini che fanno da sfondo ai momenti in cui i protagonisti si illudono e sperano in una vita migliore; le inquadrature divengono allora luminose, ampie e caratterizzate da campi lunghi; valgano come esempio le navi che si perdono all’orizzonte mentre Gino e lo Spagnolo guardano il porto, oppure le assolate rive del Po, mentre i due amanti si abbracciano sulla sabbia. Tutti i protagonisti nel corso delle vicende si troveranno di fronte alla scelta e alla possibilità di realizzare i loro sogni ed essere felici, ma poi costretti a dover cambiare la propria identità e i propri atteggiamenti di immanenza e trascendenza, si ritroveranno a rincorrere se stessi. Non riescono a raggiungere l’obiettivo, poiché  proprio quando stanno per ottenerlo, tornano a ricercare i loro comportamenti iniziali per paura del cambiamento e per debolezza. Come quando per esempio Gino propone a Giovanna di scappare insieme, lasciando il marito per vivere felici e da vagabondi. Lei sembra all’inizio accettare con entusiasmo, ma quando giunge il momento decisivo si tira indietro. La sua paura, le sue insicurezze, che come barricate, non le hanno permesso di essere libera, facendola ritornare schiava delle sue paure, della sua “immanenza”. L’amore che irretisce Gino e Giovanna accecati dal turbine della passione, come in balia di una tempesta, viene scosso, martoriato, ucciso e accarezzato dal vento dei cambiamenti. L’unica cura possibile per il loro sentimento malato e possessivo è la morte, che permette loro di liberarsi da un’ossessione, alla quale subentra la paura dell’ignoto, dell’incerto. La paura del nulla che Gino proverà quando Giovanna morirà, scomparendo e spegnendosi tra le sue braccia, in un ultimo abbraccio, che lo avvolgerà come veli di seta. Offuscandolo della ragione e facendolo sprofondare nel più buio degli oblii, la solitudine e il silenzio, di quando uno comprende di esser rimasto solo, accompagnato solamente dai sui pensieri.